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HOLYROOD DISTILLERY | Un whisky nato nel mio quartiere

8 ott
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 12 ott

Ci passo spesso davanti mentre pedalo in bicicletta. La Holyrood Distillery fa parte del mio quartiere e forse proprio perché è così vicina, ho finito per rimandare la visita più volte.

Oggi, finalmente, sono sceso dalla bicicletta e sono entrato.

Ad accogliermi c’era Becky, che mi ha accompagnato attraverso la distilleria raccontandomi non solo come nascono i loro spirits, ma soprattutto le storie che li legano a questo angolo di città.

E per me, quando una visita comincia da una storia, è già un buon inizio.

La prima è quella dell’edificio. La distilleria occupa un vecchio edificio ferroviario del 1831, costruito come deposito per le locomotive e legato alla Innocent Railway. Qui arrivavano carbone e malto, alimentando una delle grandi industrie di Edimburgo: la produzione di birra.

E la posizione non è casuale. Holyrood si trova nella zona storicamente conosciuta come la “Charmed Circle”, cuore della tradizione birraria della città. Nell’Ottocento Edimburgo contava più di 40 birrifici, molti dei quali proprio in quest’area.

Oggi, nello stesso edificio, si produce whisky.

Ed è qui che Holyrood diventa particolarmente interessante.

La loro filosofia è che il gusto non nasce nella botte, ma molto prima.

Orzo, tostatura, fermentazione e lievito diventano strumenti per costruire il carattere dello spirit. Provano diversi tipi di malto, tostature che portano verso il biscotto, il caramello, il cioccolato e note più intense, e diversi lieviti, persino quelli utilizzati nella produzione di vino, birra e sake.

È un modo di fare whisky che mi incuriosisce molto. Non hanno paura di sperimentare.

E questa filosofia si ritrova nei loro whisky. Arrival, Embra, Ambir e Pitch raccontano, ognuno a modo suo, diverse interpretazioni del whisky e del modo in cui orzo, malto, fermentazione e maturazione possono cambiarne il carattere.

Poi c’è Height of Arrows, il gin che forse più di tutti racconta il rapporto con il luogo.

Il nome viene da Àrd-na-Said, legato ad Arthur’s Seat, la collina proprio alle spalle della distilleria. E anche qui niente complicazioni inutili: al centro c’è il ginepro, accompagnato dal sale marino di Skye e dalla cera d’api locale.

Mi piace quando un prodotto riesce a raccontare il posto da cui viene.

Questa giovane squadra di appassionati del whisky sa raccontare piccole storie che partono dalla vecchia ferrovia, si inerpicano sulle cime tempestose di Arthur’s Seat e affondano le radici nella grande tradizione birraria di Edimburgo.

Grazie a Becky per l’accoglienza e soprattutto per tutte le storie che ho annotato nel mio taccuino e che sarò felice di raccontare ai miei ospiti.

 
 
 

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