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MUSICA FOLK | Prima di partire, impara un ritornello

2 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Mi piace pensare che l’angolo di casa dove leggiamo o ascoltiamo musica sia la prima tappa del nostro viaggio. Una lettura, un romanzo, una mappa, una poesia, una canzone: sarà il bagaglio emotivo che porteremo con noi.

La canzone, in particolar modo, ha la capacità di condurci lungo un sentiero di informazioni ed emozioni legate a un territorio. È facile da memorizzare, piacevole da ritrovare e, una volta arrivati a destinazione, può diventare la chiave per aprire porte che altrimenti rimarrebbero chiuse. Magari quelle di un pub, dove si suona e si canta attorno a un tavolo, senza un palco e senza una vera distinzione fra musicisti e pubblico.


Se ti recherai a Edimburgo, non perderti il Royal Oak, un piccolo locale disposto su due piani. «Così in alto, così in basso», direbbe il maestro di sapienza Ermete Trismegisto. Qui, in questo microcosmo, le uniche leggi sembrano essere quelle del bere e del cantare. Basta scendere le scale per ritrovarsi in un mondo raccolto, dove una voce può zittire una conversazione e una melodia conosciuta può trasformare degli sconosciuti in compagni di coro.


A pochi passi dal Royal Oak, in South College Street, c’è il Captain’s Bar, appena fuori dal cuore più battuto della Old Town. È un locale piccolo, con l’atmosfera di un salotto di una nave dei tempi andati, dove la musica acustica si ascolta da vicino, senza amplificazione. Qui le canzoni non hanno bisogno di effetti speciali: bastano una voce, uno chitarra, un violino e qualcuno disposto ad ascoltare. Il pub occupa una sede che da quasi due secoli è legata alla vita dei bar cittadini, e le sue sessioni accolgono sia musicisti locali sia ospiti di passaggio.


Poco più in là, in Forrest Road, c’è Sandy Bell’s, uno dei templi della musica folk scozzese. Nato come locale commerciale e diventato pub negli anni Venti, ha assunto nel tempo un ruolo centrale nella rinascita della musica tradizionale scozzese, soprattutto dagli anni Sessanta. Fra le sue mura sono passati musicisti, cantanti, poeti e raccoglitori di canzoni, fra cui Hamish Henderson, figura fondamentale della riscoperta del patrimonio musicale popolare scozzese. Anche nomi come Barbara Dickson e Billy Connolly fanno parte della storia musicale legata al locale. Le sessioni continuano ancora oggi, ogni sera: non concerti confezionati per i turisti, ma incontri musicali vivi, imprevedibili, in cui le tradizioni scozzesi e irlandesi si mescolano con quelle portate da musicisti arrivati da lontano.


Se ti trovi in città di domenica, a metà pomeriggio, vai al Waverley Bar, in St Mary’s Street, a due passi dal Royal Mile. Il locale è legato alla stagione del folk revival degli anni Sessanta, e fra i suoi ospiti sono passati Bert Jansch, i Corries e i Dubliners. La session della domenica pomeriggio continua quella storia: una decina di musicisti attorno a un tavolo, un pub che si riempie piano piano, e la sensazione di essere parte di una comunita’ di amici.


"You'll take the high road and I'll take the low road

And I'll be in Scotland afore ye

Where me and my true love will never meet again

On the bonnie bonnie banks of Loch Lomond"


Per questo, prima di partire, vale la pena cercare una ballata scozzese e imparare almeno il ritornello. Se la pronuncia sarà storta o se ti perderai qualche parola, poco importa: in quelle stanze nessuno ti chiederà un’esibizione. Un bicchiere sul tavolo, una melodia che passa da una voce all’altra, e a un certo punto ti accorgerai di cantare anche tu.

 
 
 

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